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Storia del paese
TRABIA si trova a 34 chilometri da Palermo, sulla litoranea, percorrendo la strada statale 113 Palermo - Messina. L’incantevole località si è sviluppata fra i secoli
X e XI attorno ad un nucleo centrale costituito dal castello dei Principi Lanza, fra le colline e il mare, fra verdi secolari uliveti e fertili piantagioni di pesche,
nespole ed agrumi. Stabilire le origini della cittadina è difficile, anche se i resti di sepolcri, con antichi oggetti ornamentali , testimoniano un passato
lontano.
Le sue spiagge, il castello che cade a picco sul mare, la caratteristica cappella di S.Rosalia, le lussureggianti verdi colline, fanno di questa splendida località
grazie anche al suo mare pulito e alla notoria ospitalità degli abitanti, una gradevole meta di villeggiatura.
Per rendere più confortevole la permanenza di tutti i visitatori sono sorti alberghi e villaggi vacanze nelle immediate vicinanze dell’antico castello dei principi
Lanza e della vecchia tonnara.
Trabia è conosciuta come la patria degli spaghetti. Il geogafo arabo Idrisi nel 1154 nel suo libro che ha scritto per conto di re Ruggero II, descrive questa località
“come una pianura di vasti poderi né quali si fabbrica tanta (copia) pasta da esportarne in tutte le parti nella Calabria e in altri paesi musulmani e cristiani…”.
Ma Trabia è conosciuta anche per le nespole, primo frutto primaverile (maturano tra marzo e giugno).
L’albero di nespole arrivò per la prima volta in Europa nel 1784 importate dall’Oriente. Lì erano molto diffuse soprattutto in Cina ed in Giappone.
All’inizio l’albero di nespole fu coltivato come pianta ornamentale per via del loro fogliame sempre verde. L’uso della nespola a scopo agricolo probabilmente inizio
nel 1831, ma soltanto col passare del tempo divennero una produzione di alta qualità e di gusto sempre più delicato.
CENNI STORICI
Le origini del paese si perdono nel tempo, poche sono le notizie e piuttosto vaghe. Di certo si sa che, sin dai tempi antichi, le terre di "Trabbia" furono abitate
e l'esistenza di antichi stanziamenti umani nelle vicinanze dell'attuale paese lo testimoniano, mentre i resti di interi sepolcreti ritrovati, con antichi monili e
vasi funerari lo confermano. La testimonianza indiretta - secondo il cultore locale Pasquale Sinesio - come scrive nel suo libro "Trabia e i Lanza" - di un cronista
arabo del tempo An Nuwari, nell'anno 747, quasi cento anni prima dell'occupazione della Sicilia, da parte degli Arabi, scriveva che "la Sicilia fu ristorata da ogni
parte dei Ru'm (cioè i Romani, quelli che ora chiamiamo bizantini) i quali vi edificarono fortilizi e castelli". La certezza dell'esistenza del casale si ha
soltanto nell'827, quando gli Arabi prima di assediare Termini, si attestarono sulle spiagge di Trabia ed occuparono il Casale esistente. Tutto ciò trova
testimonianza in un documento che l'Emiro Aadelkum el Chbir inviò al comandante militare dell'impresa, Aausman Ben Muhammed. Quest'ultimo dopo la conquista della
città di Hamiera (Termini), inviò 600 uomini a completare la costruzione del casale di Tarbiah. La struttura più antica dell'attuale castello di Trabia conserva
ancora la sua forma originaria quadrata (m.50 per lato) e tale forma geometrica in arabo viene detta "Tarbiah" la quadrata appunto. Non è arbitrario dedurre
che questo possa essere il nome da cui ha avuto origine quello dell'intera località. Trabia, quindi, rappresentò un punto indispensabile, nella strategia
militare per muovere all'attacco di Termini, che distava appena tre miglia. Infatti le truppe arabe trovarono cibo fresco ed acque abbondanti, che sgorgavano
vicino al castello. In seguito, i Normanni, rafforzarono le difese del castello , baluardo importante contro i saraceni. Una nuova importante attestazione
dell'esistenza del casale di Trabia viene fornita dal libro di Re Ruggero che fu scritto dal geografo marocchino Abu Abdullah Muhammad ibn Muhammad ibn Idris, meglio
conosciuto con il nome di Idrisi, dal titolo "Nuzhat al - mushtaq fi ikhtiraq al afaq kitab cioè il libro di chi si diletta di girare il mondo". Già nel 1154 erano
presenti nel laborioso borgo di Tarbiah numerosi mulini dove veniva prodotta un tipo di pasta lunga e filiforme, di grano duro, chiamata itrya (oggi spaghetti).
La pasta veniva esportata in tutto il regno Normanno ed in particolare in Sicilia, Calabria e nei territori musulmani. Tutto questo è importante perchè la storia
riferisce che fu Marco Polo a farli conoscere nella sua opera "Il Milione". Il viaggiatore veneziano nacque un secolo dopo l'opera di Idrisi e, pertanto,
la testimoninaza del geografo arabo avvalora la tesi secondo cui Trabia fu la prima località storica in cui si produsse qusta particolare pasta secca e filiforme e
che non esiste necessaria relazione con l'invenzione cinese. Nel XV secolo il nobile Blasco Lanza aveva sposato Aloisia Di Bartolomeo (nipote del protonotaro del regno
Leonardo Di Bartolomeo) che, unica erede, aveva portato in dote tutto ciò che la Casa Di Bartolomeo possedeva, compresa la terra di Trabia. Blasco Lanza con il suo modo di fare, con le sue decisioni, con la sua ferma volontà, - come scrive nel suo libro il cultore Pasquale Sinesio- seppe porre le basi di uno dei più potenti Casati della Sicilia. Il 14 novembre del 1509 l'imperatore Ferdinando elevò a baronia la terra del castello di Trabia, fondaco, mulini acque e trappeto delle cannamelle (canna da zucchero) che in quel periodo venivano coltivate e trasformate nella zona. Dalla concessione della baronia di Trabia iniziò una lunga disputa tra i Lanza e la città di Termini Imerese, che nel passato aveva dato in enfiteusi la terra di Trabia al Di Bartolomeo e che quindi la reclamava come suo territorio. Nel 1635 la famglia Lanza, con Don Ottavio II, ottenne dal re Filippo IV, la licentia populandi . Fece costruire le prime case. Rilanciò e potenziò la tonnara che sotto la sua guida divenne una delle più importanti della Sicilia. Fece costruire nel 1643 la prima chiesa, dedicata a S.Oliva. Nel 1652 Trabia contava 143 abitanti. Il lavoro dei mulini, la copiosità della pesca,
ed in particolare quella del tonno, favorirono l'incremento della popolazione ed il borgo si andò sviluppando tanto che Ignazio Lanza nel 1726 fece realizzare la nuova
chiesa del SS.Crocifisso. Nel 1802, Pietro Lanza fece costruire la navata centrale dellla chiesa madre di S.Petronilla. I discendenti della famiglia Lanza furono i
principali artefici della vita politica, militare e culturale della Sicilia, per ultimo Raimondo Lanza, grande sportivo (fu presidente del Palermo calcio).
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